Non tutte le bollette intestate a una persona sono bollette di casa. Un negozio, uno studio professionale, un piccolo laboratorio: se la fornitura non è domestica, confrontarla con le offerte pensate per le famiglie produce un numero che sembra affidabile e non lo è.
I segnali che una fornitura non è domestica
Non c'è un'unica riga che lo dice sempre: sono più indizi, e quello scritto per esteso conta più di qualunque soglia numerica.
Quello che la bolletta dichiara
Alcune bollette lo scrivono chiaramente, con diciture come "uso non domestico", "commerciale", "industriale", "artigianale", o — nel gas — "usi diversi", la categoria ufficiale ARERA per il non domestico. Quando c'è, questo segnale vale più di ogni altro: un'azienda piccola può avere consumi identici a quelli di una famiglia, ma la dichiarazione sulla bolletta resta il dato più affidabile.
La potenza impegnata
Le utenze domestiche stanno tipicamente su 3, 4,5 o 6 kW; si arriva a 10 kW con impianti elettrici moderni (pompe di calore, piano a induzione, colonnina di ricarica). Oltre i 15 kW non si tratta più di un'abitazione: è il segnale numerico più netto, perché la potenza è quasi sempre leggibile chiaramente in bolletta.
Consumo molto alto insieme a IVA ordinaria
Una famiglia energivora può arrivare a circa 8.000 kWh l'anno (luce) o consumi equivalenti nel gas. Un consumo che supera abbondantemente quella soglia, insieme a un'IVA al 22% invece che al 10% agevolato per uso domestico, indica insieme le due cose che una fornitura di casa normalmente non ha.
Perché il confronto standard non funziona
Le offerte pensate per le famiglie — quelle che vedi nei confronti online, incluso il catalogo che usa Bollettometro — sono tariffe domestiche: calcolate per un'utenza con IVA al 10%, potenza sotto i 10-15 kW, e condizioni contrattuali pensate per un privato. Un'azienda non può nemmeno sottoscriverle. Confrontare una bolletta non domestica con questo catalogo produce un verdetto — "conveniente" o "caro", con un punteggio preciso — costruito su offerte che quel cliente non può attivare: un numero rassicurante e sbagliato allo stesso tempo.
L'IVA da sola aggrava l'errore: un'aliquota al 22% viene facilmente scambiata per un'anomalia da segnalare, quando per una partita IVA è semplicemente quella corretta. Segnalare come problema quello che è normale mina la fiducia in tutto il resto dell'analisi.
Cosa fare se la tua fornitura è non domestica
Il confronto va fatto sulle offerte business dei fornitori, non su quelle residenziali: i listini sono diversi, spesso con condizioni negoziabili in base ai volumi, e le soglie di convenienza non sono le stesse di una famiglia. Vale comunque la pena capire la struttura della bolletta — le macro-voci (materia energia, trasporto, oneri, imposte) restano le stesse descritte in come leggere la bolletta della luce, cambiano solo aliquote e listini di riferimento.
Bollettometro riconosce quando una fornitura non è domestica e lo dice apertamente, senza forzare un confronto che non è valido: dati letti dalla bolletta sì, verdetto e risparmio no — perché un risparmio non ottenibile è peggio di nessun risparmio.