Due offerte indicizzate al PUNpossono avere prezzi molto diversi pur seguendo lo stesso indice. La differenza si chiama spread, ed è l'unico numero, in un'offerta indicizzata, che il fornitore sceglie davvero.
Cos'è lo spread
In un'offerta indicizzata il prezzo dell'energia si scrive come "PUN + spread" (luce) o "PSV + spread" (gas). Il PUN e il PSV sono prezzi di mercato, uguali per tutti i fornitori nello stesso momento — nessuno può cambiarli. Lo spread è invece un margine fisso in €/kWh (o €/Smc) che il fornitore aggiunge sopra: è il suo compenso per la fornitura, la gestione, il servizio clienti, e naturalmente il profitto.
Due offerte entrambe indicizzate al PUN, con spread di 0,010 € e 0,040 €, seguono lo stesso mercato ma non costano affatto lo stesso: su 2.700 kWh/anno la differenza di spread da sola vale 81 € l'anno, prima ancora di guardare qualunque altra voce.
I valori reali del mercato, non una stima
Questi non sono numeri indicativi presi da un listino: sono i decili calcolati sulle offerte reali del catalogo che Bollettometro usa per confrontare, aggiornati dagli open data ufficiali ARERA.
Gas (spread sopra il PSV): il 10% più conveniente sta sotto 0,060 €/Smc, la mediana è 0,149 €/Smc, il 10% più caro supera 0,240 €/Smc.
Se la tua bolletta dichiara uno spread, puoi confrontarlo direttamente con questi numeri: sopra la mediana significa che stai pagando più della metà del mercato per lo stesso indice, non per un servizio diverso.
Perché lo spread è la voce giusta da guardare
Il PUN e il PSV cambiano ogni mese per tutti allo stesso modo: se il mercato sale, la tua bolletta sale a prescindere da chi sia il fornitore. Non è una voce su cui si sceglie — è il dato di contesto. Lo spread invece è fisso per la durata del contratto e resta identico sia che il mercato salga sia che scenda: è la parte su cui davvero conviene confrontare, perché è l'unica che varia da un'offerta all'altra a parità di indice.
Per la struttura completa delle voci in bolletta, vedi come leggere la bolletta della luce.
Spread zero: quando esiste davvero
Alcune offerte, soprattutto sul gas, dichiarano "PSV senza ricarico" — spread zero. Non è un errore né un regalo: il fornitore guadagna sulla quota fissa di commercializzazione invece che sul prezzo dell'energia. Un'offerta a spread zero ma con una quota fissa molto sopra la mediana di mercato (144 €/anno sia per luce sia per gas, secondo gli stessi decili) può costare più di un'offerta con spread piccolo e quota fissa nella media — motivo per cui il confronto va sempre fatto sul costo totale annuo, mai su una sola voce isolata.
Fisso o indicizzato: lo spread non risponde a questa domanda
Uno spread basso non rende un'offerta indicizzata più sicura di una a prezzo fisso: dice solo quanto margine applica il fornitore, non cosa succede se il PUN o il PSV salgono molto. La scelta fisso/indicizzato dipende da quanta volatilità sei disposto ad accettare; lo spread, a parità di quella scelta, dice quale fornitore ti costa meno per lo stesso rischio.
Come si legge in bolletta
Cerca una riga con "PUN" o "PSV" seguita da un segno più e un numero — è lo spread. Se la bolletta scrive solo un prezzo unico in €/kWh senza mai nominare PUN o PSV, l'offerta è a prezzo fisso e il concetto di spread non si applica: il fornitore ha già bloccato il prezzo finale, margine incluso.
Bollettometro legge lo spread direttamente dalla tua bolletta indicizzata e lo confronta con questi stessi decili di mercato, sulla base dei tuoi consumi reali — non di un consumatore tipo.